WORLD WATER DAY

Oggi, 22 marzo, è la giornata mondiale dell’acqua.

Acqua dolce.  Acqua potabile.

Per noi occidentali, per noi abitanti dell’Italia settentrionale, è facile dimenticarsi di quanto sia preziosa.  Apri il rubinetto ed esce acqua (potabile?).  Se hai il pozzo, accendi la pompa e hai acqua (potabile?).  Quest’anno è nevicato pochissimo, non piove da tempo, le cime dei monti sono bruciate dalla siccità, i laghi si abbassano vistosamente, ma ci basta aprire un rubinetto e la magia è fatta.  Chi si stupisce sinceramente di questa “banalità”?

Forse dovremmo fermarci un pò più spesso a riflettere.  Non c’è niente di banale, di scontato.

Siamo composti da acqua per il 60/70% del nostro peso corporeo.  -Si sa-

L’acqua è la nostra vita, il bene più prezioso.  -Si sa-

La mancanza di acqua determina la mancanza di vita.  -Un discorso lontano dalla nostra realtà-

Fermiamoci, allora, a pensare a questo: la qualità dell’acqua influenza la qualità della nostra vita.

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Acque bresciane

Mi era venuta voglia di parlare di acqua.

Certo, un argomento molto ampio.

Volevo partire dal basso, dal sottosuolo, dalle falde.  Così ho fatto un pò di ricerche in rete e il quadro che mi si è presentato è anche peggiore di quello che già conoscevo.  Alla fine della lettura avevo le vertigini, forse come espressione dell’ansia che certe notizie fanno venire.  Perché poi è difficile relegare la notizia in un angolino della mente.

Qui si parla dell’acqua bresciana, la nostra acqua, quella che beviamo, con cui facciamo la pasta, i minestroni, il caffè e le tisane detox, quella con cui laviamo la verdura e la frutta, quella con cui in estate riempiamo la piscinetta per i bambini, quella che diamo ai nostri cani e ai nostri gatti, quella con cui facciamo crescere i nostri alberi da frutto, la salvia e il rosmarino, i pomodori…

Ebbene, negli ultimi tempi si è parlato un pò (non troppo, per la verità) della ex-Caffaro e di tutte le schifezze che ha riversato (e può continuare a riversare! (1)) nelle falde della zona sud-ovest di Brescia.

In realtà, di aziende che contribuiscono a questa disastrosa causa ce ne sono molte altre e non sono solo “ex”.  Alcune, nonostante siano state “pizzicate”, continuano a svolgere il loro lavoro.  Si spera che lo facciano meglio di prima e che, proprio perché non sono “ex”, provvedano a bonificare quanto gli compete.

E nel frattempo?  Ammesso che ci sia un tempo intermedio tra la situazione attuale e un ipotetico ritorno alla normalità, cosa esce dai nostri rubinetti?

Chiaramente l’acqua, prima di essere immessa nella rete di distribuzione, viene depurata dai vari Gestori e quindi nelle nostre case entra rispettando i limiti di legge.

Il problema è che i limiti di legge per i contaminanti cancerogeni non sono uguali a zero (2) e quindi, anche se il nostro Gestore fa un ottimo lavoro, tali sostanze possono essere presenti nella nostra acqua.

E se avessimo un pozzo?  Peggio!  Non avendo un Gestore che provvede al nostro posto, dobbiamo arrangiarci ad eseguire le analisi e ad effettuare, eventualmente, interventi di potabilizzazione.

Si può forse dire che la nostra salute venga tutelata, quando gli sforzi fatti sono vanificati dalla mancanza di interventi tempestivi ed efficaci?

Nel 2016 sono stati stanziati nuovi fondi per la bonifica, ma solo per il sito Caffaro.  Come dicevo, ci sono anche altre situazioni note da mettere in sicurezza e chissà quante altre che non sono note.

Di certezza, purtroppo, ce n’è una sola: la dedizione al lavoro, vero orgoglio bresciano, che ci ha portato ad essere una provincia fortemente industrializzata, ha portato anche delle gravissime conseguenze al nostro ambiente e alla nostra salute.

Note:

(1)  Nel sito della Caffaro sono attive, 24 ore su 24, delle pompe idrovore che impediscono all’acqua di falda di entrare in contatto con il terreno contaminato di tutta quest’aera.
Si  evita, così, che l’acqua “raccolga” gli inquinanti e li diffonda nelle aree limitrofe e nella rete di distribuzione.

(2)  Il problema dei limiti dei parametri chimici è molto complesso.
Nella norma di riferimento (D.Lgs. 31/01 e s.m.i.) si parla di controlli di routine in cui però non vengono ricercati gli inquinanti che, per esempio, sono stati rinvenuti nel sito della Caffaro e limitrofi (PCB, mercurio, tetracloruro di carbonio, triclorometano, cromo esavalente, tetracloroetilene, tricloroetilene, dicloroetilene, arsenico, diossine, ecc.).
D’altra parte, per alcuni di questi inquinanti (per es. PCB e diossine) non esiste un valore limite e per altri (per es. triclorometano e cromo IV) esiste solo un limite della somma dei composti specifici (cromo = cromo III + cromo IV;  trialometani = cloroformio [ovvero triclorometano] + bromoformio + dibromoclorometano + bromodiclorometano).
Riporto un esempio di limiti di inquinanti previsti dal D.Lgs. 31/01:
Arsenico  10 µg/l
Mercurio  1 µg/l
Trialometani  30 µg/l
Cromo  50 µg/l
Nota positiva: a giugno 2017 entrerà in vigore il Decreto 14/11/2016 che introdurrà il parametro del cromo esavalente con limite pari a 10 µg/l.

T&C

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SMOG

Oggi finalmente piove.

Nei giorni scorsi la situazione relativa alla qualità dell’aria era diventata critica, tanto che anche i comuni gardesani sono stati interessati da concentrazioni di inquinanti ben superiori al limite consentito.  Secondo un articolo del Giornale di Brescia del 25/02/2017, giovedì 23 si sono registrati 102 microgrammi di Pm10 per metro cubo, oltre il doppio del consentito (il valore massimo giornaliero è di 50 µg/m3).  Il comune di Desenzano del Garda, essendo l’unico comune gardesano che aderisce al “protocollo aria”, ha dovuto quindi mettere in atto le prime limitazioni anti smog.  Le misure sono entrate in vigore sabato scorso e riguardavano:

  • Divieto di circolazione dei veicoli diesel Euro 3 (varie fasce orarie a seconda che si tratti di trasporto di cose o persone);
  • Caloriferi più bassi di un grado (da 20 a 19 ° C);
  • Vietato utilizzare generatori di calore domestici a biomassa legnosa (con prestazioni energetiche ed emissive inferiori alla classe “4 stelle”);
  • Vietato spandere liquami zootecnici;
  • Vietato effettuare combustioni all’aperto.

Riguardo a questo ultimo punto, bisognerebbe anche considerare la siccità di questo periodo e il conseguente pericolo di appiccare incendi.  Eppure, a tanti sarà capitato di vedere delle belle colonne di fumo salire da zone più o meno abitate.  Giovedì sera si poteva ammirare una densa cappa grigia -di quelle che di solito si vedono aleggiare sulle città- sopra gli abitati delle frazioni di Gavardo.  Per fortuna il comune non aderisce al “protocollo aria”, così non sono state fatte infrazioni!  Forse…  Rimane il fatto che in Lombardia è vietata la combustione all’aperto di materiale di origine vegetale nel periodo che va dal 15 ottobre al 15 aprile (D.G.R. 3398/2006).

Ma questa è un’altra storia e la racconterò in un altro momento.

Per ora auguriamoci che piova almeno per qualche giorno!